www.AuthenticAfricanBronzesandCeramics.com (aggiornamento: 28/03/2013)
 

Gottfried Matthaes
 

Arte Africana in Bronzo, Pietra e Ceramica
Una sezione del Museo d'Arte e Scienza

 

 Il Museo d'Arte e Scienza tratta l'autenticità di oggetti d'arte africana in 5 sale.
Il suo laboratorio scientifico ha sviluppato validi metodi
per distinguere autentici oggetti africani da copie e falsi.

Vedi anche www.africanartauthenticity.com

 

   
 

Parte I – Oggetti d’arte africana in bronzo
Metodi e tecniche per distinguere tra pezzi autentici, copie e falsi
 

Importante: il miglior metodo scientifico in grado di provare che un oggetto antico in bronzo non sia una copia recente o un falso consiste nell’analisi della patina.

La produzione di oggetti in bronzo, contrariamente a quella di oggetti in legno, richiede l’utilizzo di materiali costosi e specifiche conoscenze tecniche. I pezzi sono rari ed il loro stile è generalmente più vicino al gusto occidentale. Tra gli oggetti in bronzo di grandi dimensioni e di aspetto molto decorativo si calcola, tuttavia, una presenza di falsi e copie superiore all’80%.
 

Non esiste alcun metodo scientifico per la datazione assoluta dei metalli in generale e, dunque, neanche dei bronzi africani. Un buon laboratorio scientifico, con molta esperienza nel settore, è in grado di riconoscere singoli indizi utili per l’accertamento dell’autenticità. Una valida prova per poter dichiarare con grande sicurezza un oggetto in bronzo „autentico“, nel senso di antico, è fornita solo dall’analisi chimica della patina, ossia dello strato di corrosione formatosi su tutta la superficie dell’oggetto. A tale scopo è oggi sufficiente il prelievo di pochi milligrammi di materiale.
L’esame spettroscopico, eseguito da personale esperto, distingue in modo inequivocabile una patina autentica composta da prodotti di corrosione della lega del bronzo, da una patina falsa fatta di vernici, terre e materiali sintetici. Ampia descrizione nelle pagine seguenti.

 

 

 

La qualificazione
del laboratorio scientifico del museo
e dei suoi metodi
per l’accertamento dell’autenticità


 

La valutazione e l’impiego di metodi scientifici sono influenzati da leggi ed usanze locali.

Base di giudizio: situazione in Italia (dove si trova il museo)

La più alta istituzione per la lotta contro le falsificazioni e le imitazioni è la Guardia di Finanza. Nel recente catalogo da essa pubblicato in giugno 2007 per la tutela e l’accertamento dell’autenticità nell’arte, il laboratorio scientifico del Museo d’Arte e Scienza viene presentato in modo esclusivo ed i metodi ivi applicati per la datazione di dipinti, mobili, oggetti in avorio ed altri sono ampiamente illustrati su sei pagine e dunque raccomandati.

Procedimenti giudiziari. Il valore probatorio del metodo di datazione spettroscopica è determinante agli effetti dell’esito di giudizi civili e penali volti all’accertamento dell’effettiva età di oggetti d’arte.

Il mercato dell’arte: la percentuale di oggetti non autentici presenti sul mercato è molto alta; di conseguenza una parte del mondo del commercio rifiuta per necessità economica i metodi scientifici.  Inoltre, nel caso di un accertamento dall'esito negativo, si propende spesso a sostenere che falso non è l’oggetto d’arte, ma il risultato scientifico o che il metodo è sconosciuto!!

L’amante dell’arte e l’investitore. Verranno offerte copie e falsi come originali finché il compratore non seguirà al momento dell’acquisto di un oggetto d’arte, le stesse consuetudini che adotta nel comprare altri “prodotti”, ponendo come condizione dell’acquisto una garanzia credibile dell’autenticità dell’oggetto. Non è realistico accontentarsi delle opinioni personali del solo esperto nell’epoca della tecnica e della scienza. Il mercato dell’arte diventerà quindi affidabile allorché l’appassionato d’arte diventerà un intenditore e, come già previsto dalla legge, esigerà un valido certificato.

 

 

 

 

 

 


Selezione di bronzi africani
analizzati dal laboratorio milanese

 

 

La tecnica di produzione
 

Il bronzo è una lega del rame ottenuta aggiungendo altri metalli per abbassarne il punto di fusione o per migliorarne le proprietà meccaniche ed ottiche. Dato il suo punto di fusione relativamente basso, il bronzo è tra le leghe più usate dall’uomo sin dall’antichità. Nell’arte africana i pezzi di maggior valore sono realizzati in questo materiale.

Gli oggetti in bronzo sin dal passato venivano creati per fusione. Ciò che riusciva a realizzare l’artista dell’antichità con attrezzi relativamente primitivi, può essere copiato senza problemi da un tecnico di oggi facendo tesoro di tecniche e strumenti più sofisticati. Quasi tutte le figure in bronzo e persino alcuni oggetti di piccole dimensioni furono prodotti col metodo a cera persa. Il nucleo in creta o resti di tale nucleo, che costituivano la parte centrale del modello, rimanevano all’interno della figura, attestando che si tratta di un pezzo unico e non di una copia industriale.

Il materiale bronzo è sempre stato raro e costoso in Africa. Per questo fatto lo spessore del metallo veniva tenuto il più sottile possibile. Di conseguenza la forma della parte esterna segue in grandi linee la forma di quella interna (foto testa Ife). Copie e falsi presentano internamente una superficie quasi liscia. Per le teste Benin di grandi dimensioni vale in generale la regola che tanto più sottile è lo strato metallico tanto più antico è l’oggetto.
 

Maschera Ife
autentica

   

Testa Benin Copia

interno

 

 
L’analisi chimica della lega
 

L’analisi chimica, da sola, non è sufficiente per dissipare dubbi sull’autenticità. Negli ultimi decenni negli istituti di ricerca sono stati condotti migliaia di esami chimici di bronzi vecchi ed antichi cosicché esistono oggi statistiche a disposizione di tutti, che indicano la composizione delle leghe in uso nei diversi periodi storici. Un buon imitatore, tuttavia, conosce questi dati che dunque non costituiscono una prova.

 

La patina dei bronzi antichi
 

Il metallo principale della lega del bronzo è il rame, che è anche il componente meno stabile di questa lega. In presenza di umidità e di un campo elettrico, come sempre avviene sotto terra e nell’aria, il rame viene alla superficie e tende ad ossidarsi formando la cuprite (color rosso mattone). Questa cuprite, a contatto con gli acidi ed altri composti presenti nel terreno o nell’aria, si trasforma in sali che, col passare del tempo diventano cristalli di vari colori.
I principali sali sono:    colore verde            carbonati e solfati
                                   colore blu                carbonati e nitrati
                                   colore nero              solfuri

Sugli oggetti rimasti esposti solo all’aria, a causa dell’inquinamento dell’atmosfera, si sviluppa una  patina verde a grana fine di carbonati e solfati.  Ognuno di questi sali presenti nelle incrostazioni produce, all’esame spettroscopico, una specifica curva spettrografia e può essere riconosciuto con certezza.
 

 
 

carbonati

 

solfati

 

falso

Sulla patina di corrosione può svilupparsi, col tempo, uno strato di materiale organico ed inorganico che, nella maggior parte dei casi, è dovuto alla cosiddetta “patina da offerta” che si forma durante il culto. (foto 1) Ed è ancora l’analisi spettroscopica a fornire la risposta al quesito “vero o falso?”.

foto 1

foto 2

La formazione di spesse incrostazioni come si riscontra sui reperti archeologici greci e romani, è possibile anche in Africa, su oggetti che possono avere anche un’età intorno a mille anni. (Foto 2)
Persino la patina nera che ricopre la maggior parte dei bronzi Benin di grandi dimensioni, offre prove decisive per l’età e l’autenticità. Allo stadio attuale delle ricerche sono stati individuati sei tipi di patina nera misurabili e quindi utili per l’accertamento dell’autenticità.
Incrostazioni false ottenute con colle, cemento e vernici producono spettri totalmente diversi, a prova della falsità dell’oggetto presunto antico.

 

Le suddette chiare e non imitabili caratteristiche permettono dunque, con semplici esami scientifici, la sola prova certa ed inconfutabile dell’autenticità dei bronzi. Per un primo esame di riconoscimento del falso tramite l’analisi spettroscopica della patina è sufficiente produrre alcuni milligrammi dello strato di corrosione da sottoporre ad un laboratorio specializzato (Ampie informazioni sull'attività del laboratorio scientifico del Museo per collezionisti, musei ecc. sul sito www.arteafricanaautenticita.com). Una specialità del laboratorio del Museo d’Arte e Scienza di Milano sono i grandi bronzi Ife e Benin.

 

Esame ottico della patina
 

 

Esterno

 

foto1 - maschera Ife

L'ingrandimento al microscopio
della patina
mostra una corrosione compatibile
con un'età di
oltre 500 anni
Strato protettivo rimosso

foto 1

   

foto 2 - testa Ife

L'ingrandimento al microscopio
della patina mostra una corrosione
compatibile con un'età di

oltre 200 anni

 

Gli oggetti 1 e 2 sono di proprietà del Museo

foto 2

   

Foto 3 –

Particolare di una placca Benin

 

La corrosione è compatibile con un'età
di oltre 100 anni

foto 3

   

 

 

Foto 4 –
Copia di una testa Benin
di circa 50 anni

Foto 5 -
Ingrandimento della superficie esterna lavorata e non corrosa

Foto 6 -
Ingrandimento della superficie interna grezza e non corrosa

 

Ricavare informazioni sull’età di un oggetto, esaminando la profondità della corrosione, non è possibile per tutte le culture. Questo metodo non è applicabile per bronzi archeologici rinvenuti in terreni ricchi di minerali di ogni tipo.
I bronzi Ife-Benin, invece, sono invecchiati tutti nello stesso clima, esposti allo stesso tipo di aria e, nel caso di oggetti dissotterrati, il terreno con cui rimasero a contatto è di origine biologica.

 

Da ricordare ed osservare: ogni processo di ossidazione e corrosione del bronzo produce in primo luogo la cuprite, cioè un colore rosso che deve essere sempre presente, sotto qualsiasi tipo di patina di corrosione e su ogni oggetto antico in bronzo che abbia sviluppato una qualsiasi patina di corrosione.
La patina di corrosione autentica non può essere distribuita uniformemente su tutto l’oggetto né monocolore. Una patina omogenea e di un solo colore, per lo più marrone o verde, nonché di spessore sottile e presente sia all’esterno che all’interno di un oggetto, può unicamente essere artificiale. La maggior parte dei falsi sono coperti da uno strato omogeneo di colore “antico”. I bronzi vengono spesse volte immersi in un recipiente contenente un liquido colorato. Su grandi oggetti questo liquido viene versato e, una volta essiccato, sovente lascia all’interno visibili tracce che costituiscono una prova certa della non autenticità.
 

 

Metodi di datazione scientifici
 

Per misurare l’età del bronzo non esiste alcun metodo scientifico. Gli elementi di cui è composto il bronzo hanno l’età della Terra. Il piombo, che almeno in tracce può essere presente nel bronzo, possiede isotopi radioattivi. Ma il lungo tempo di decadimento di questo isotopo non ha permesso di fissare alcun dato misurabile.
Nel caso di reperti archeologici in bronzo si potrebbe, eccezionalmente, misurare eventuali resti del nucleo ceramico con il metodo della Termoluminescenza. Tuttavia lo strato bronzeo assorbe le radiazioni del terreno impedendo ad esse di raggiungere il nucleo.

 

Caratteristiche stilistiche
 

Ogni cultura ed ogni tendenza stilistica prescrivono forme, proporzioni e motivi decorativi precisi e ben caratterizzati. E’ dunque importante saper individuare il periodo cui risale uno stile per formarsi una prima opinione riguardo alla data approssimativa della creazione di un oggetto d’arte.
Dato però che ogni stile può anche essere riprodotto da abili artisti, un’opinione basata su elementi stilistici deve essere confermata da altri fattori di giudizio. Oltre la metà delle tante e belle copie di statue bronzee di buona qualità e dei pezzi unici realizzati con la tecnica “a cera persa”, che arricchiscono le collezioni e le abitazioni di privati, sono state create nella seconda metà del XIX secolo e nei primi decenni del XX. Falsi grossolani di piccole dimensioni vengono prodotti per i turisti in bronzo massiccio, con mezzi e metodi quasi industriali.

 

Lavorazione manuale

Importante e significativo per l’età è anche la distinzione tra esecuzione manuale e produzione in serie. L’artigiano africano che fondeva il bronzo aveva tempo per eseguire i dettagli con molta cura e ciò si nota nell’espressione dei visi e negli elementi decorativi.

 

Bronzi IFE – BENIN
 

Famose e preziose sono le teste in bronzo e, per il periodo Benin, anche le grandi placche con figure. Mentre lo stile Ife si esaurisce verso il XV secolo, la produzione dei bronzi Benin è probabilmente continuata fino alla metà del XIX secolo. La valutazione dei bronzi certamente deve essere diversa secondo l’età e lo stile. Per fissare dei limiti il nostro laboratorio valuta  come copie e, dove si trovano segni d’invecchiamento artificiali, come falsi, tutti i bronzi Ife e Benin prodotti dopo il 1898 (anno in cui gli inglesi occuparono il regno del Benin).
In quasi tutte le placche autentiche Benin si trovano mancanze di materiale. Quasi sempre non si tratta di un danno o di corrosione, ma di zone dove, all’atto della fusione, non è arrivato il metallo fuso. La testa Benin della foto mostra alcune zone di una corrosione autentica grezza. Alcuni monumentali bronzi Benin non autentici, provvisti di nucleo, hanno un certo valore sia artistico che commerciale e non dovrebbero semplicemente essere classificati come falsi. Molti di essi sono pezzi unici prodotti nella seconda metà del XIX secolo da abili artigiani e con buone tecniche.

 

Tutti gli oggetti illustrati in questo sito, ad eccezione di quelli a pagina 2,
appartengono alle collezioni G. Matthaes, Museo d’Arte e Scienza.

 

 

Parte II – Oggetti d’arte africana in pietra
 

Le pietre si sono formate molto tempo fa durante il raffreddamento della superficie del nostro pianeta e per la sedimentazione di fiumi e mari. La loro età corrisponde dunque all’età della Terra ed è del tutto privo di logica voler datare un antico oggetto in pietra misurando l’età del materiale.

Per la datazione di oggetti autentici e per la loro valutazione artistica è necessario conoscere le caratteristiche degli stili dominanti nelle diverse epoche storiche, cosa che per l’arte africana non è ancora possibile. Conoscere le caratteristiche stilistiche è utile anche per riconoscere i falsi, quando non vi sia corrispondenza tra gli aspetti formali dell’oggetto e l’età stabilita scientificamente.

Conosciamo figure che possono avere
un’età di oltre 500 ed anche oltre 1000 anni

 

Dal momento che né gli agenti atmosferici né altri fattori possono modificare la parte interna di oggetti in pietra, il giudizio sull’autenticità può basarsi solo sulle modifiche che avvengono sulla superficie col passare del tempo.

Ingrandimento 10x

Ingrandimento 30x

 

Le pietre che invecchiano in luoghi caldi e secchi perdono il loro contenuto idrico e si sgretolano.

 

La patina di antichi oggetti in pietra
 

I segni d’invecchiamento superficiali provocati da agenti esterni o dall’uso dipendono dal tipo di pietra. Queste caratteristiche possono fornire indizi molto chiari e attendibili per distinguere oggetti antichi autentici da copie recenti e falsi, sia che si vedano ad occhio nudo, sia che si riscontrino al microscopio o mediante esami chimici e fisici.

Le pietre calcaree o arenarie costituiscono l’ambiente ideale per licheni o resti di radici di ogni tipo. Questi possono carbonizzarsi o pietrificarsi, ma sono sempre riconoscibili sotto la lente d’ingrandimento.

Radici pietrificate sotto al braccio della figura accanto
 

Licheni pietrificati presenti sulla figura accanto
(Ingrandimento 30x)

 

I segni sopra illustrati sono copiabili o falsificabili, ma ingannano solo l’occhio umano. Ad  ingrandimento ottico essi vengono riconosciuti. Le incrostazioni vere, d’altra parte, offrono una prova certa per l’autenticità. Ulteriori analisi spettroscopiche consentono molteplici possibilità per la ricerca.

 
Pietra saponaria
 
 

Pietre di questo tipo sono cristalline, calcaree e vengono corrose dall’ambiente e dall’uso più di qualsiasi altra pietra. Sugli oggetti si sviluppa una patina del tutto particolare nelle zone che vengono toccate spesso con le mani. I grassi e gli acidi cutanei penetrano nella struttura della pietra causando una specie di saponificazione.

La saponificazione conferisce alla pietra una tonalità calda, morbida e un’apparenza traslucida che si differenzia molto dalla superficie fredda e opaca delle zone non toccate dalle mani o dei punti di rottura. Sotto la lente d’ingrandimento viene evidenziata una superficie cristallina, ma molto lucida, indice di ripetuti sfregamenti con la mano, che provocano il cambiamento di direzione dei cristalli per orientarli tutti nello stesso senso dando un effetto di brillantezza e lucentezza molto bello.

  

Figure in pietra per la protezione dei campi
 

Le figure africane in pietra più conosciute provengono dalle regioni abitate dalle popolazioni Kissi, Mende e Sherbro. Si tratta di piccole figure sedute che si suppone siano molto antiche. Spesso vengono denominate “Pompta” e “Nomoli” ed il luogo del loro ritrovamento era quasi sempre un terreno coltivato. In molti casi si trovano ancora residui di terra e di radici, altre venivano custodite sugli altari domestici e, in questi casi, la patina si è formata in seguito alle cure dei proprietari. Secondo le tradizioni locali il compito di queste sculture era quello di proteggere i campi coltivati. Accadeva che una figura simile fosse danneggiata per “castigo” a causa di uno scarso raccolto. Come per molte altre credenze religiose, il proprietario non si rivolge direttamente all’immagine principale. I danni erano apportati sui volti delle figure minori e costituiscono anch’essi una buona prova di autenticità.
 

Le sculture africane rimasero generalmente a lungo sotto la pioggia. Il lavaggio di una parte della superficie non può, dunque, provocare alcun danno. Al contrario, l’uso di uno straccio bagnato può rivelarsi molto utile per l’accertamento dell’autenticità.


Per quanto riguarda le altre figure in pietra dell’Africa esistono pochi studi. Di tanto in tanto vengono scoperti oggetti interessanti. Non sempre si è in grado, per ora, di interpretarne il significato.

 

Parte III – Oggetti d'arte africana in ceramica
 

Ogni collezione avente come tema lo sviluppo artistico di un popolo nell’arco della sua storia deve necessariamente includere anche le sue sculture in terracotta. La nostra conoscenza della ceramica africana risale indietro nel tempo per migliaia di anni. L’Africa del Nord era al tempo dei Romani (dal I al V secolo) il maggiore produttore di ceramica del Mediterraneo. L’estensione territoriale dell’Africa è vastissima e solo recentemente si è cominciato ad effettuare degli scavi. La nostra conoscenza dell’arte ceramica africana è dunque frammentaria ed il suolo nasconde ancora tesori enormi. Alcune culture e stili sono già stati identificati, come la ceramica NOK e le figure del delta interno del Niger.

Per ogni tipo e provenienza di ceramica da scavo possono essere applicate molte regole generali che sono descritte nel sito www.excavatedartauthenticity.com. Manufatti africani da scavo, ad eccezione della ceramica NOK, appartengono nella maggior parte dei casi a culture più recenti di quelli delle antiche civiltà europee. Le radici delle piante presenti nella terra raramente hanno avuto il tempo di lasciare le loro tracce pietrificate sulla terracotta. Le radici secche che si trovano spesso attaccate alla superficie ceramica costituiscono invece la prova più sicura dell’autenticità.

 

La Ceramica Nok (circa 500 a.C. - 200 d.C.)
 

Gli oggetti in ceramica dello stile Nok sono tra i più antichi, ricercati, costosi e, di conseguenza, anche più falsificati dell’Africa nera. Le prime teste Nok furono scoperte nella Nigeria del Nord all'inizio del XX secolo. Il ritrovamento avvenne in asciutte gallerie di miniere, cosicché i segni dovuti al contatto con il terreno sono generalmente scarsi. L’accertamento dell’autenticità non si basa dunque tanto su esami scientifici, quanto sull‘intensa e lunga esperienza nell’esaminare questo tipo artistico.
 

 

Un esempio significativo è dato dal confronto tra le immagini ingrandite della superficie intorno agli occhi in una figura autentica e in una figura falsa: mentre nella prima i colori sono sbiaditi ed i contorni smussati, nella seconda, sottostante, i colori appaiono ancora vivi e gli spigoli netti.
Le incrostazioni sono visibili solo al microscopio.

 

Autentica

     
 

 

 

 

 

Non Autentica

 

La ceramica del delta interno del Niger

Gli oggetti Djénné furono coperti da uno strato di ceramica rosso come nella ceramica di epoca romana detta “terra sigillata”. Tracce di questo colore sono una preziosa indicazione a favore dell’autenticità dell’oggetto.

 

1 1a

3


 

 

 

 

2                2a

Lungo lo stesso fiume vennero trovate, in quantità notevole, figure a corpo cilindrico. Gli stili hanno provvisoriamente preso i nomi dalle località di ritrovamento come Bambara, Bamako e Bakoni. Si presume che queste figure siano state create tra l’ VIII ed il XVI secolo. (3a e 3b)

 

3a                                                  3b

 

 

4


Il loro ritrovamento spesso avvenne sulla riva di un fiume, dunque in un clima umido, all’interno di contenitori in argilla. Esse non presentano molte incrostazioni, ma quasi tutte hanno una superficie ruvida, coperta da numerosi frammenti di radici, a chiara dimostrazione di autenticità. Alcune di queste figure mostrano i resti di un ingobbio sbiadito. (4)

 

Teste in terracotta delle popolazioni del Ghana
 

Queste teste sono molto apprezzate dai collezionisti per la loro espressione in prevalenza piacevole, in contrasto con quelle realizzate in bronzo. Si presume che le teste in ceramica risalgano ad un’epoca compresa tra il XVII e il XIX secolo.


Esiste una grande molteplicità di forme ed espressioni dei volti. Anche la massa ceramica può variare, da molto liscia e fine a molto grezza e ruvida. La temperatura di cottura relativamente bassa produce comunque una massa piuttosto morbida e poco resistente a danni meccanici che, con una buona esperienza e, possibilmente, con un microscopio, permette di riconoscere bene pezzi recenti da reperti antichi.

 


 

Solo pochi lo sanno!

Nella parte del Museo che ospita la mostra permanente sull'arte africana, è ancora oggi parzialmente visibile il tunnel segreto che dal XV secolo conduceva al Castello Sforzesco.

 

Altri siti del Museo d'Arte e Scienza:
 

www.MuseoArteScienza.com - Il museo d'arte e scienza e le sue sezioni: 6 sale dedicate al riconoscimento dell'Autenticità nell'arte e nell'antiquariato, 5 sale alle due mostre permanenti su Leonardo Da Vinci (Le attività di Leonardo a Milano e il suo Trattato della Pittura illustrato), 5 sale dedicate all' Arte africana ed all' Arte buddista, 2  Laboratori scientifici per l'accertamento dell'autenticità.

www.LeonardoDaVinciMilano.com - due mostre permanenti: "Leonardo Cittadino di Milano" e "Apprezzare l'Arte con gli occhi di Leonardo" dal suo Trattato della pittura".

www.ArtAndScienceHandbook.com - La guida più completa e scientifica per l'accertamento dell'autenticità di oggetti d'arte europei ed extraeuropei basata su fattori oggettivi.   540 pagine e oltre 2000 illustrazioni a colori in 3 Volumi e 3 lingue.

www.SpectroscopyForArt.com - Metodo scientifico di datazione del legno e riconoscimento dell'essenza lignea di oggetti d'arte. Riconoscimento dell'autenticità attraverso l'analisi di colori, leganti, pigmenti ed altre sostanze organiche.

www.MobiliAntichiAutenticita.com - Un elenco di tutte le possibilità per riconoscere l'Autenticità dei Mobili basandosi su fattori oggettivi.

www.PaintingsAuthenticity.com - Informazioni sull'accertamento dell'autenticità di dipinti moderni e dipinti antichi.

www.AfricanArtAuthenticity.com - "Vita ed Arte nell'Africa Nera", la sezione didattica d'Arte Africana del Museo (5 sale ed oltre 350 oggetti).

www.Excavatedartauthenticity.com - "Un elenco di tutte le possibilità per riconoscere l'Autenticità di oggetti da scavo in ceramica, vetro e bronzo provenienti dall’Italia del Sud, dal bacino mediterraneo, dalla  Cina e dal Sud America, basandosi su fattori oggettivi".

www.Matthaes.org  - "La storia della Fondazione G. Matthaes: dall'apertura della scuola di pittura a Dresda nel 1906 fino ad oggi con l'attuale Museo d'Arte e Scienza di Milano".

www.CopiesAndFakesInArt.com - L'accertamento dell'autenticità  nell'arte, ampiamente trattato con riferimento ai singoli campi dell'antiquariato.

www.IvoryAuthenticityAndAge.com - Avorio, corno e osso possono essere precisamente riconosciuti e datati spettroscopicamente.

www.arteautentica.it - Il laboratorio scientifico del Museo si occupa dell'accertamento dell'autenticità nell'arte e nell'antiquariato ed è a disposizione di privati, collezionisti, esperti d'arte, restauratori e musei.

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